Annunciazione

annunciazione-casperia

Giovan Battista Salvi detto il Sassoferrato
Annunciazione
Olio su tela, cm 266×186
Casperia (RI), Chiesa di Santa Maria Annunziata

È concepita come un’immagine del XIV secolo questa Annunciazione che mostra l’angelo volare sfiorando la terra, con le braccia nascoste sotto il mantello e incrociate al petto, mentre la Vergine lo attende calma e con le mani appoggiate sul grembo, seduta su una panca dall’alto schienale addossato alla parete.
Il richiamo immediato va al prototipo fiorentino di tutta l’iconografia dell’Annunziata, all’opera eseguita da un anonimo pittore del Trecento per l’omonima chiesa fiorentina, anche se alcuni dettagli fanno ipotizzare che il Salvi avesse preso a modello un altro Annuncio, quello collocato nel chiostro di San Lorenzo, sempre a Firenze. Entrambe le venerate immagini sono concepite a partire dal medesimo principio compositivo che vede accedere l’angelo entro una sezione di stanza, fino a sospendersi all’altezza di un tappeto a preghiera, sul cui lato opposto poggiano i piedi della Madonna. La tela del Salvi segue il medesimo canone, ma, come nella versione di San Lorenzo, la mantellina e la veste dell’angelo si assottigliano in basso, senza gli sbalzi dell’altra redazione. Anche il disegno del tappeto, zoomorfico nella chiesa dell’Annunziata, reca invece motivi geometrici e pure la panca ha gli stessi massicci riccioli presenti nell’affresco di San Lorenzo.
Lo sviluppo verticale della pala di Casperia chiama l’artista secentesco alla dolcissima invenzione di una gloria circolare di angioletti e teste alate di serafini che, seduti su sbuffi di nubi, circondano il volo dello Spirito Santo e la sua proiezione irradiante nella scena.
È credibile che l’Annunciazione di Casperia sia stata eseguita intorno al 1649, anno in cui venne eretta la chiesa di Santa Maria Annunziata, nel cui altare maggiore è tuttora posta. Costituisce così uno dei pochi riferimenti cronologici che gli studiosi hanno a disposizione per orientarsi nella minimale mutazione stilistica dell’artista. Alla metà di un secolo pieno di sconvolgimenti estetici, da una postazione romana che vedeva in quel periodo il trionfo del barocco più arioso ed enfatico, fatto di feste di piazza e di magniloquenti celebrazioni, la risposta del Sassoferrato è umile e piena di discrezione, quasi monastica e radicale nella sua assoluta e programmatica semplicità.

Dalla scheda di catalogo di Massimo Pulini

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