Elia e l’Angelo

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Giovan Battista Salvi detto il Sassoferrato
Elia e l’Angelo
Grafite con lumeggiature in bianco su carta grigia, quadrettato, cm 26,5×38
Collezione Jamie e Stefan Kamph

Il soggetto rappresentato è tratto dall’Antico Testamento, cui l’artista si è ispirato solo in rarissime occasioni. Nel caso specifico, si tratta dell’apparizione di un angelo a Elia (I Re 19). Il testo della Bibbia racconta in effetti che il profeta, desideroso di morire, disse a Yahweh: “‘Ora basta, Signore! Prendi la mia vita […]’. Si coricò e si addormentò sotto la ginestra. Ma ecco che un angelo lo toccò e disse: ‘Alzati e mangia’. Egli guardò e vide vicino alla sua testa una focaccia, cotta su pietre roventi, e un orcio d’acqua […]”. L’iconografia è essenzialmente rispettata, anche se qui al posto della ginestra c’è un albero, la focaccia somiglia a una grossa pagnotta e la borraccia è diventata una brocca di terra munita di anse. A oggi non si conoscono tele del Sassoferrato su questo soggetto, ma la quadrettatura del disegno come pure diverse menzioni di archivi fanno sperare che un dipinto del genere esista e prima o poi torni alla luce.
Si tratta in ogni caso di un disegno sorprendente: il Sassoferrato ci dà una rappresentazione molto sobria di questa scena, pure straordinaria, in cui l’angelo del Signore interviene con autorità presso il profeta Elia per incitarlo a mangiare e a riprendere la sua missione. L’artista sceglie di mostrarci Elia scosso dal suo torpore e appena sorpreso dalla presenza soprannaturale dell’angelo che è accanto a lui e gli tocca la spalla con naturalezza e familiarità. Le due figure occupano tutto lo spazio e il paesaggio in cui si inserisce la scena è evocato attraverso un tronco d’albero.
Alcuni elementi della composizione ci appaiono molto caratteristici dello stile del Sassoferrato: il volto e le ali dell’angelo, tutta la figura di Elia, ma soprattutto il viso e la mano poggiata su un libro.

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